Oggi ho fatto il pollo al curry e la kachapuri. Per farli sono dovuta andare a fare la spesa. Per fare la spesa bisogna mettersi in fila ordinatamente e attendere che ti vengano chiesti soldi in cambio del materiale culinario che hai reperito tra gli scaffali. Cestino pieno e pesante, Francesca accaldata. Mi metto dietro una anziana con le labbra truccate-con-trucco-definitivo. Alla mia destra si insinua un anziano sudaticcio che, palesemente attrattato dalla leoparda tatuata, mi passa avanti. Taccio. Non ho voglia di attaccare briga. Taccio. Taccio. Taccio e sento i due vecchi relitti lamentarsi dei troppi immigrati in fila. "Ma tra poco signora" - dice il vecchio dalla prostata indubitabilmente ingrossata- "li rimanderemo tutti a casa loro". Non ci ho visto più. "Vede, riesco a sopportare che lei mi passi avanti. Forse è vecchio e ha urgenze di carattere minzionale che lo costringono a fare finta di non vedere che qualcuno c'è prima di lei. Ma non riesco davvero a tollerare che lei sia anche un cafone razzista. Quindi, lei e la signora, vedete di sbrigarvi o mi metterò a gridare che il problema di questo paese sono gli anziani che campano su pensioni ipertrofiche. E, mi creda, sono sicura che troverò molti consensi".
Il fatto che alle mie spalle si trovasse praticamente l'intera comunità marocchino-albanese di via Padova mi ha dato ovviamente una certa sicumera.