...e decise che non si sarebbe lagnata del fatto che stesse per compiere 27 anni.
Il mio ragazzo mi ama. L'Inter ha vinto il derby e Mourinho e' un figo. Stamattina a Londra c'e' tiepido e sono scesa lungo Oxford street cantando "Downtown". Ho scoperto che Princi ha un negozio vicino al mio ufficio e cose' potro' finalmente dire no alla pastry e si al focaccione con le cipolle. Faccio un bel lavoro, un bellissimo lavoro, anche solo per tre mesi ma lo faccio e sono felice. Ho i miei ritmi, una casa in un bel quartiere e questa citta' e' piena di verde. I miei amici e la mia famiglia mi aspettano. Io e Carlo abbiamo deciso seriamente di vivere insieme facendo i conti su un tavolo di uno Starbucks dalle parti di Green Park. Il mondo e' pieno do occasioni. Il tempo che passa e' solo un fattore inevitabile.
Ho letto un ennesimo commento alla vicenda. "Faremo quindi cosi' anche con i malati di Alzheimer?". Una delle mie nonne ne e' morta. Ho pregato ogni giorno, non me ne vergogno, che se ne andasse. Lei non provava nulla. Mia madre e' morta con lei, giorno dopo giorno, per quasi dieci anni. Ho odiato mia nonna. La sua agonia interminabile mi ha portato via mia madre. L'esaltazione, la tutela estrema, folle di una vita che non era tale -io ho visto mia nonna l'ultima volta due anni prima che morisse ed e' una immagine che non dimentico- mi ha privata di un affetto di cui avevo cieco bisogno. Sono in ufficio e piango come una imbecille. Mi sento egoista ma so di avere ragione. Quanto sarebbe stato diverso in me se mia madre invece di essere incattivita, stanca, sfibrata, lacerata da dubbi e sensi di colpa avesse avuto almeno una opportunita' per far cessare una assurda sofferenza collettiva? Non lo so onestamente. Non so cosa avrebbe scelto. Ma avrebbe avuto la possibilita' di aiutare un'altra vita a crescere invece di martoriarsi dietro ad una che non c'era piu'.
E ora brucero' all'Inferno probabilmente. Ma non moriro' con la maschera dell'ipocrisia addosso.
I Modena City Ramblers cantano che quella del 9 maggio 1978 fu l'alba dei funerali di uno Stato. E' una frase che, all'interno di una canzone cosi'cosi', mi ha sempre colpito. E mi e' venuta alla bocca ieri sera. Poi stamane ho letto Magris sul Corriere e ho riannodato i fili del pensiero. Nel corpo martoriato -leggano i benpensanti sempre Imarisio sul Corriere- di Eluana Englaro si e' incarnata l'agonia di un paese. Un paese ormai senza nulla, se non un sacco d'ossa. Consunto nella carne e atrofizzato nella mente. Un paese/corpo violato da una maggioranza ingnorante e da un'opposizione piccoloborghese e vigliacca. Piccoloborghese tutto attaccato perche' aggrappata a dei banali simulacri di innovazione che son solo parole ma, in vero, ancora piu' conservatrice della controparte, se vogliamo estremizzare. La destra fa il suo gioco, che piaccia o no. Gioca le sue carte. Mi fa schifo. Ma le gioca. L'opposizione non so cosa faccia. E se vogliamo mi fa ancora piu' schifo.
Per il resto, questa vicenda non ha fatto altro che riaprire in me una ferita privata. Stesse foto. Stessa grana anni '80, stessi colori del viso, degli occhi, i jeans a vita alta, le magliette a spalle larghe, i Ray-ban. Le date di nascita cosi' vicine. Un incidente simile. Grazie al cielo un destino diverso. Perche' io so che da vent'anni c'e' un bel ragazzo che veglia su di me, nonostante tutto. Che non e' riuscito ad insegnarmi a leggere e scrivere ma mi ha insegnato le parolacce, che ogni tanto viene in sogno a trovarmi. E questo ti aiuta a sopravvivere. Ti aiuta a sopravvivere perche' sai che almeno, se credi, per lui c'e' stato altro in questi anni. Magari ha visto il mondo da un'atra prospettiva. Ma almeno la sua anima e il suo corpo sono rimaste intatte. Nei nostri occhi ci sara' sempre e solo la sua bellezza. Avra' sempre diciotto anni e la sua dignita'.
Spero che Eluana Englaro -non la conoscevo, mi imbarazza parlarne, anche solo pronunciare il nome, anche se e' inevitabile- possa tornare integra, nel suo animo e nel ricordo di chi l'ha amata. E sappia perdonare.
Lo scrivo qui, pubblicamente. Lo scrivo in un momento felice e pieno della mia esistenza. Lo scrivo con mente chiara e lucida, con la gioia che viene da avere accanto una persona infinitamente amata, una famiglia solida e amici importanti. Lo scrivo mentre ho la possibilita' di impegnarmi nel lavoro che ho sognato di fare. Lo scrivo con la consapevolezza di chi ci e' passato e ringrazia il cielo per aver agevolato la conclusione delle cose.
Per favore, se dovesse succedermi qualcosa, se io non potessi piu' sorridervi, parlarvi, litigare con voi, fare la faccia cattiva mentre i miei occhi vi appaiono indulgenti, vedere una mattinata di sole, fare una discesa a perfiato, inforcare la bici e andare canticchiando in giro per il centro, buttarmi in acqua al mare quando e' mezzogiorno e il sole pare ti si sia disteso addosso, abbracciare i miei genitori, stare sotto le coperte con le gambe intrecciate al corpo di Carlo, parlare con voi di politica, sport, cazzate...insomma, se il mio corpo restasse ma Francesca non ci fosse piu' vi prego di fare qualsiasi cosa perche' il mio destino di compia pienamente. Non e' questione di sofferenza. Si tratta di dignita'
E su questo argomento credo di aver detto tutto.